Papà Antonio detta la linea, senza indulgenza: le cose si devono fare come si fanno in casa Varvara da cinque generazioni, e da qui non si sfugge. Vincenzo e Alessandro applicano l'abilità amanuese acquisita per via genetica alla cura delle carni. Michele è il narratore errante, il link fra la piccola bottega artigiana nel cuore della Murgia, fra Altamura e il resto del mondo. #VarvaraBros #fratellidicarne dal 1850, vuol dire animali felici allevati allo stato semibrado e nutrimento deluxe, erbe spontanee, cereali, legumi e scarti di panificazione, colostro materno quando possibile. Vuol dire che mentre la muscolatura si irrobustisce (a differenza di quello che avviene negli allevamenti industriali dove gli animali costretti all'immobilità ingrassano artificialmente) la carne resta tenera per via dell'alimentazione. Così crescono agnelli, vacche, manzi e pecore Salentine, Merinos, di razza Gentile e Murgiana oltre che Altamurana, specie autoctona salvata dal rischio estinzione. E nessuno dica che la carne rossa fa male, altrimenti nonno s'arrabbia.